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<p>Mm. 139x85. Pp. [2 bianche], VIII, 157, [3 bianche]. Legatura del tempo in mezza pelle, dorso liscio con titolo in ori su tassello, piatti in carta marmorizzata (legatoria G. Pacchiotti Torino). Lievi spellature e mancanze. Ex-libris Piero Giacosa. Leggera brunitura uniforme.</p> <p>Prima edizione in commercio. <em>Myricae</em> era stato stampato l'anno precedente dal tipografo Giusti in una tiratura limitata di venticinque copie in occasione delle nozze Marcovigi (cfr. Parenti, <em>Prime edizioni italiane</em>, p. 391). La raccolta era nel frattempo passata da una ventina di componimenti a pi&ugrave; di settanta.</p> <p><em>Myricae</em>, dalla sua prima redazione alla sesta e definitiva del 1903 (edizioni intermedie con aggiunte apparvero nel 1894 e nel 1897), rappresenta meglio di ogni altra raccolta del Pascoli una nuova poetica, la poetica del &ldquo;fanciullino&rdquo;, legata al decadentismo e al simbolismo europeo nella sua volont&agrave; di riscoperta del potenziale poetico delle cose pi&ugrave; semplici e quotidiane, che in Pascoli si accompagna anche ad un gusto impressionistico, quasi da bozzetto. Si tratta di una poesia di sofferta introspezione, di morbosa inquietudine, che nasconde un tentativo di evasione dalla violenza e dall'urgere della realt&agrave; e di trovare rifugio nei luoghi domestici e pi&ugrave; intimi, nelle campagne e nelle localit&agrave; di provincia.</p> <p>Pascoli, che pu&ograve; essere considerato anche come l'ultimo grande poeta neolatino, pubblic&ograve; varie altre raccolte poetiche. Tra queste ricordiamo: <em>Primi poemetti</em> (1897); i <em>Canti di Castelvecchio</em> (1903; forse il suo capolavoro), i <em>Poemi conviviali</em> (1904); <em>Odi e inni</em> (1906); e i <em>Nuovi poemetti</em> (1909).</p> <p>Nato a San Mauro di Romagna, la v
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